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Frammenti

FRAMMENTI

di Giuseppe Pannini

 

Le immagini sono enigmi che si risolvono col cuore

Giordano Bruno

 

Fin da piccolo sono stato accostato e nutrito a quel mondo fatto di immagini; dapprima erano le immagini riprodotte sulle scatole, le copertine dei dischi, le fotografie di famiglia ( quelle stampate su carta )  ma soprattutto le immagini in movimento dei cartoni animati. Ho amato tanto, quando era possibile, andare al cinema, vedere i cartoni animati di Walt Disney.

Non so il motivo, forse perché quello è sempre stato l’imprinting  più forte che ho ricevuto, perciò ho sempre ricercato il piacere dello “sguardo” sulle immagini .

Quelle immagini poi col tempo sono diventate  quadri, pale d’altare, forme, dettagli particolari che andavo a cercare come un entomologo con il mio binocolo manuale. Ho passato ore e ore a contemplare affreschi, sfogliare libri, specialmente di pittura, dove erano presenti tavole a colori con dettagli affascinanti.

Quale forza hanno ancora ai miei occhi, queste immagini, per essere ricordate e trascinate nella mente? Marcel Proust sosteneva che la percezione della nostra realtà avviene attraverso i sensi  passa attraverso la memoria, solo quando tutto è passato ci ricordiamo e si fissa.

Dove è l’uomo, quell’uomo perso nella bellezza di una madonna o di un testa  salvata dal tempo scolpita nel marmo di Paro? Di questi lacerti, rimangono fossili che sono come muri incrostati dal tempo con stratigrafie da sollevare per ritrovare l’intatta forza visiva.

Come diceva un tempo dei suoi lavori (“ Delocazioni” ) l’artista Claudio Parmiggiani , le testimonianze dell’arte che sono giunte fino a noi sono “Tracce”, “L’arte non è che il segno lasciato dal passaggio dell’uomo”.

Così il particolare pittorico (seicentesco per la sua luce chiaroscurale)  ritagliato nella tavola solida, montata e impaginata con tanta cura dall’artista,  come una pala d’altare, con qualcosa di rimando alla sua funzione originaria sacrale, viene portato nel mondo delle riproducibilità tecnica  digitale di oggi, per essere messo in relazione con altri linguaggi, segni, alfabeti,  colori, luoghi spaziali; si potrebbe affermare che Molinari, con questa operazione di  ricontestualizzazione poetica differente e più aggiornata agli occhi melanconici di perduta storia, rivitalizza ai nostri occhi la presenza della Storia.

Ai frammenti, alle tracce dell’uomo e del suo percorso iconografico nei secoli rimandano anche questi frammenti cartacei di polvere, pigmenti di rosso sangue, rosso vita, blu meditazione, blu manto di Madonna.

Sono paesaggi dell’anima, soste del pensiero silenzioso, che si posano con grafite, pennelli, mani, impronte di mani (sempre presenti le mani nei suoi lavori ) come tracce che dichiarano la presenza, e la stessa esistenza che sta per compiersi o che si è compiuta.

Tracce che ci mettono in dialogo con l’invisibile attraverso il visibile, provocano cortocircuiti della pelle e del cuore con l’essenzialità di un segno, di una foto, di un ricordo … il suo mistero.

In tutta la produzione artistica di Molinari, si può scorgere sotto la tela, sotto la pellicola, la pelle della pittura ed ora nella carta, questa essenza e presenza del mistero.

E’ una domanda rivolta al pubblico e allo “statuto” delle Arti Visive, un quesito che porta non solo lo sguardo distratto dell’osservatore, ma anche agli artisti stessi,  ad interrogarsi sulla funzione originaria dell’arte, quell’Arte la cui forza si è vanificata in mille rivoli, in mille alterità permeabili e sospese dal flusso continuo di immagini “leggere”.

Ponendomi ancora di fronte al lavoro di Molinari ritrovo quei frammenti visivi che mi aiutano a rintracciare l’anima della pittura, perché con Molinari è di pittura che dobbiamo parlare, di forme legate alla bellezza, di figure in relazione tra colori, forme e strutture simboliche spinte da un’esigenza di comunicare.

Nel lavoro di Molinari,  comunicazione, immaginazione e creazione ci interrogano profondamente, non lasciano spazio solo all’estetico, anche se ciò che dà senso alle cose e alle azioni si esprime attraverso la bellezza e al simbolo, a quell’immagine che ci attira al di là del visibile.

E, come afferma lo stesso Molinari, solo nella progettualità di una ricerca artistica possiamo ritrovare il modo di dare un senso alla parola Arte, rivendicando in tal modo una maggiore consapevolezza del processo che porta alla realizzazione dell’opera

 

Codemondo, Novembre 2014.