Traiettorie

Come raccontare un inizio…

è sempre difficile perché non sempre c’è un inizio così chiaro, limpido.

Ogni evento si intreccia con altri e quell’avvenimento che sembrava la causa di tutto in realtà era una miscela di altri eventi che si intrecciavano in complicate traiettorie in un unico punto, o attorno ad un unica zona temporale, in modo tale da disegnare una forma, un segno che si trasforma in quella parola che tu  e soltanto tu interpreti come ” l’inizio di tutto”.

La mia storia di costruttore di immagini si intreccia saldamente con la storia del percorso fatto per arrivare ai libri come simbolo del raccontare.

La Pittura è stata – ma lo è ancora – una delle espressioni o manifestazioni che l’uomo ha usato ed usa per visualizzare il mondo.

Il mio percorso artistico è la testimonianza di una ricerca continua di questa esigenza di rappresentazione del mondo, inteso come totalità simbolica del vivere …

All’inizio, nei primi lavori che realizzavo, il mondo era uno spazio caotico di “segni” dentro cui la figura umana si trovava immersa, sino a quasi scomparire.

OPERA 1-1991

Nel secondo tentativo di rappresentarlo ho ripreso tele e colori senza tralasciare il segno grafico che rimane presente come evidente espressione di un grafismo istintivo teso a testimoniare tensione emotiva; ma tutta la rappresentazione rimaneva in uno spazio fine a sé stesso, non mi convinceva.

OPERA 4 -1992-93

 

Dopo avere abbandonato tele e colori ad olio, segni e oggetti collocati alla superficie del dipinto solo per soddisfare un equilibrio estetico, preso da una consapevolezza che poco di quello che compariva su quelle tele mi apparteneva, il mio interesse è stato sollecitato da un progetto legato a visualizzare la simbologia dei numeri. Le continue letture di testi legati alla rappresentazione simbolica mi avevano stimolato a rappresentare il mondo attraverso elementi simbolici, ogni lavoro doveva suggerire all’osservatore ciò che stava guardando, in questo caso la rappresentazione dei numeri dall’ Uno al Dieci.

Grandi telai di legno su cui era incollata una tavola in legno leggero diventava il supporto ideale per stendere tele di cotone su cui un colore prevalentemente bianco faceva da sfondo a pochi elementi di materiali diversi ( da frammenti di legno, pezzi di metallo arrugginito, pietre dissimulate sotto strati di stoffa).

opera cinque

In queste tavole comparivano anche “frammenti di quelle tele realizzate precedentemente”, come a cercare, con un atto di volontà, un legame tra la ricerca artistica precedente legata alla materia del colore e quella attuale più pulita e razionale.

Nelle opere bianche c’era quel seme che diventerà la cifra stilistica del mio ri-cercare un legame fra l’immagine e il suo simbolo: simbolo inteso come sintesi di una “narrazione”.

La croce ad esempio, è il simbolo di una “narrazione”, non può essere ridotta solo a questo, perché ormai è molto di più, ma in estrema sintesi posso ritrovare, guardando una croce, ciò che il racconto tramandato nei secoli ha sedimentato nella nostra memoria storica.

I lavori su fondo grigio sono stati un ulteriore passo sul sentiero dell’indagare l’aspetto simbolico dell’immagine, una ricerca non più rivolta all’astrazione di un concetto, come poteva essere il numero, ma spostata verso un’indagine più introspettiva; ad esempio l’opera “il viaggio” è composta da una tavola la cui superficie grigia è appena alterata dalle lettere nere che compongono la parola “viaggio” e da una tavola in legno lasciata al naturale, non dipinta, su cui poggia un libro tagliato (come uscisse dalla tavola, mentre due gusci di lumaca sono agli estremi della tavola in “viaggio” verso il libro .

opera grigia 9

Il tutto doveva apparire come uno spazio evocativo, emozionale allo stato più limpido, con il lavori “grigi” cercavo di cogliere quelle figure-pensiero più pure e poetiche. I pochi elementi che appaiono nello spazio dell’opera sono utili o congeniali a portare chi guarda a riflettere su pochi elementi.

L’essenziale è quello che mi interessava indagare, rifiutando quella “marmellata visiva e visionaria che mi circondava e che circonda tuttora il nostro panorama visivo.

La scelta di lavorare su superfici completamente nere è stato un passaggio radicale, spinto dall’esigenza di annullare il più posssibile il “superfluo”, concentrando l’attenzione su pochissimi elementi. Questa ricerca del tutto istintiva avveniva, in realtà, senza seguire una costruzione progettuale ben precisa, i lavori in “nero” nascevano per lo più da un’intuizione visiva, aspetto che non mancherà di caratterizzare il mio modus operandi, che tuttora uso, ma quello che esce in modo prevalente da questi esperimenti visuali è l’uso di scritte e di oggetti che finiscono per diventare una cifra stilistica non consapevole: il libro è l’oggetto dominante.

senza titolo 1

Il libro non è ancora il “soggetto” ma è un oggetto al servizio di un’intuizione visiva che si manifesta su una superficie nera, come simbolo dell’assenza totale, assenza di luce per poter cogliere nel silenzio dell’immagine ogni suono.

I pochi lavori realizzati su tavole di cera paraffina, in modo particolare “Tauta” e Trittico” fanno parte di un percorso sottotraccia in cui l’indagine sull’elemento simbolico (ricordiamoci: simbolo come sintesi di una narrazione) si manifesta anche in piccole tracce

i gesti

Lo spazio temporale che separano questi lavori ai lavori realizzati in questi ultimi quattro anni, dal 2008 al 2012, sono il frutto di continue aperture e successive chiusure alla possibilità di riprendere un progetto artistico rimasto a livello intuitivo.

Un libro degli appunti che ho riempito in questi anni, è stato utile per legare il mio passato con il mio presente, ha impedito una netta cesura le esperienze precedenti e il progetto più recente. Le opere di questi anni sono il frutto di una presa di coscienza che guarda al “passato” con estremo interesse, nel tentativo di trovare riferimenti da cui ri-partire. Tutto quello che avevo scritto e abbozzato,sulle pagine del mio libro per appunti suggeriva che un punto di partenza doveva esserci, una sorta di “campo base” da cui iniziare la scalata, raccogliendo tutti gli strumenti utili per poter partire in questo percorso di ricerca/ascesa,compreso quelle mappe mentali che mi ero costruito in questi anni.

Ho perciò identificato e raccolto come “strumenti utili” pochi elementi: la scrittura, il libro come elemento per me fortemente simbolico, e il colore come rimando a quella pittura a cui non riuscivo a rinunciare.

Lo scritto “Appunti” che compare sul mio primo vero catalogo è una sintesi efficace di una mappa mentale che volevo seguire per proseguire un percorso artistico utile a segnare una “via”, così come uno scalatore o un esploratore dopo essere arrivato sulla vetta o alla meta lascia in consegna agli altri il percorso che ha seguito affinché altri possano vedere ciò che lui è riuscito a vedere … meravigliandosi.

(vai all’articolo Appunti per viaggiatori)

 

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Dino Molinari 21 febbraio 2013